![]() |
| P. Klee, Angelus Novus (1920) Massimo D.L. (2012) |
«C’è
un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che
sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli
occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve
avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena
di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su
rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i
morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è
impigliata nelle sue ali, ed è cosi forte che egli non può più chiuderle.
Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle,
mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il
progresso, è questa tempesta».
W.
Benjamin, Angelus novus, Einaudi, Torino 1962, pp. 76-77.
Qualcosa devono sapere i bambini che noi non sappiamo.
Dove s’annida l’anima, forse alla sporgenza delle
labbra,
quella che fa sorridere, così che la bocca e una
porta sono aperture.
E chissà quante altre pagine somigliano a queste
due,
dove una non sa dell’altra, ma è come se la
conoscesse,
senza sapere che esista, senza averla mai vista.
Qualcosa devono vedere i bambini che noi non vediamo. (r.)


condivido "qualcosa devono vedere i bambini che noi non vediamo" perchè abbiamo perso la loro capacità percettiva libera da tanti pregiudizi e condizionamenti.
RispondiElimina