If XXVI, 114-116

“a questa tanto picciola vigilia d’i nostri sensi ch’è del rimanente, non vogliate negar l’esperienza” (If XXVI, 114-116)

31 dicembre 2011

Apnea

Un giorno diventi
e non sei chiunque,
non sei che la nave
dal corpo di ferro
lo scherno di trave;
riemergi dal viaggio,

traversi un tormento,
la carena d’acqua
trapassi adagio;
come fossi affilata
sul petto di scafo
spiri cielo affamata,

sbalzata dal fondo
l’ondata trabocca;
retro cade un torto
issa un bordo appena,
come apnea ritorna
nei giorni di vento.

28 dicembre 2011

Penelope

Le ciglia a imbastire
nei su e giù,
a colpire intessuti
ventagli d’aria, percossa,
filano a moventi incerti,
una sbadata corsa di matasse,
che si disfano ai richiami
delle spole,
fino a che loro sapranno
il telaio mentire.

Punti

Ti parlerò a lungo, allora forse ti parlerò per sempre,
anche quando resteranno solo le parole scritte
a dire e ripetere le cose mie e tue;

di te e di me e di come le cose, che sono solo nostre,
hanno una loro storia e una loro vita;

di come veniamo da lontano per come siamo ora;

non dipendiamo da nessuno, e lo sappiamo che il passato
non ci ha scalfite le guance, pur infuriando
all’impazzata con i suoi oltraggi;

sedizioso un amore, che solleva i sentimenti e poi
li schiaccia sotto il tallone della negazione;

noi siamo illusi senza provare delusione;

è più forte quello che resta di quello che è stato, breve
è solo il presente che non può dare risposte,
alle domande non resta che chiedere;

perché io chiederò a lungo alle parole di durare,
più di me e di te o delle nostre cose;

e quello che è, è perché non ha un nome.

Assenza

Essenza d’amore non è
meno di tutto o di diversa
forma la natura dei miei
occhi che guardano ancora
a te senza chiamarti
nelle ore passate da qui
senza portare di te che
il disincanto che se
non ti nasconde ti fa
invisibile a me come
assenza d’amore che è
meno di niente e non vale
un colore diverso da quello
che non si può descrivere
senza dire ancora dolore
e poi portare con dignità
il ricordo di te perché
non ho un’altra domanda
così la mia testa si piega
gli occhi sono caldi così
che si scioglie un pianto
riverso che mi chiede conto
delle parole bruciate nei fogli
vicino all’amore senza peso
e valore oggi che non mi ha
difeso quando eri tu sola
io solo occhi e pianto fissi
a cercarti senza potere
e senza potermi salvare.

20 dicembre 2011

Natività

Di queste cose parlami ancora
di questi giorni gravidi
di come la mia voce
ha incinto il tuo ventre
quando il calore delle lacrime
sarà lo stesso dei corpi
e non potrò avere altri ricordi.

Eva


Prima non ero ora sono
osservo me stessa da te
e sento cose nuove accadere
vedo la linea cucita di una ferita
che copri con una mano
vicina al tuo cuore che segna
il mio nuovo tempo con te
ho paura di ogni momento
di quando era solo ieri
che vegliavo un’assenza
e i colori erano solo grigio
come una pioggia fredda
tracciavano dentro di me
discese invisibili per tutti
rigettate sul mio corpo
dal silenzio incompreso
di chi non deve capire
chi sono io se fisso il sole
e fermo la mia mano esausta
dove è stata la tua chiamata
a rincorrere la mia verità
e quello che posso prendere
mi scivola ancora fra le dita
come questa preghiera
con la quale mi porto dietro
i ricordi di un corpo fragile
che non posso dimenticare
e ancora non mi lascia vivere
le mie delicate speranze
di prima madre immatura
che hai raccolto e sostieni
anche tu non per trattenermi
ma per donare con un tocco
di calore forza alle mie gambe
tu che sei un uomo nelle parole
cerchi il suono di un messaggio
perché sentendo la mia voce
tu possa sapere dove sono
come questo mio primo giorno
sia anche tuo che stupito
avresti voluto dare di più di te
perché tu fossi migliore
perché io fossi solo me.

Adamo

Le mie lacrime di saliva
che nelle sorgenti formano latte
degradano la mia docile età
passata a guardare al setaccio
tutte le più piccole parole
che nella ricerca mi condannano
a perdere quello che voglio
e se vuoi di più da me
su questo cammino di terra
ti stupirai dei suoni che possono
e dove arrivano per dire le cose
che le vesti nude sono i sensi
dei desideri non più vivi di voce
e in questo giardino brucio
se le piante mute non mi coprono
dal mio fianco prendi quello che vuoi
nel volere sono tuo e non chiedo
nessuna cosa oltre quello che senti
come non contano i giorni
quando la notte mi lascia solo
a pensare a te che ho scelto
e che ora non posso vedere vicina
prima di sapere se nel dominio
del tuo ventre disabitato
avrai lo sgomento di avvertire
il calore che incede d’abbandono
che ti chiama prima immagine di me
polvere di essenze divine che inspiro
dal torpore di esistere io creatura
che tu per prima hai rigenerato.

17 dicembre 2011

Il dono dell’arciere


Racconta un dono l’arco
della schiena e la caccia
alla parola sensuale, tacita
quanto attende, il respiro
trattiene, il filo e la corda
tra le dita e un polso,
del braccio, come diventa
linea diretta di freccia,
punta l’occhio dal ciglio
l’aureola del centro,
della muta nei battiti
che lanciati inseguiranno
il cuore dell’iridi
della preda nel sangue
fino alla punta d’un seno
sollevata dai brividi
che sei tu il bersaglio.

16 dicembre 2011

Gli occhi accesi

Invisibili, gli occhi accesi
delle lampadine,
che non possono
apparire, una luce al sole,
che solo toccandone i globi,
dai vetri sottili,
accende dei raggi la trasparenza.

Siamo noi stessi che

È la fame a fare il pane,
e tua la mano, che
non riconosci estranea,
è la stessa che lo porta
alla tua bocca, se hai fame;
sono le stesse mani, che
riconosci estranee,
a fare il pane, perché
la fame, non si nutre di te,
ma siamo noi stessi che.

15 dicembre 2011

Di quell’abito


Quegli abiti storpi
appesi alle grucce
con le spalline scese
e che nessuno più
abbraccia da dentro.