If XXVI, 114-116

“a questa tanto picciola vigilia d’i nostri sensi ch’è del rimanente, non vogliate negar l’esperienza” (If XXVI, 114-116)

30 aprile 2012

Posso scriverti

Posso scriverti
Senza saperti leggere
Perché la mia mano
Ti sa trovare
Dove non appari
Per te che preferisci
Non dire per non essere
E aspettare che arrivi
Il giorno che saprai
Vedere fuori
Le cose che ora sono
Nei tuoi occhi.

26 aprile 2012

Fede

E intanto
io spero te
e tu sei vera
perché mi escludi.

Elementi

Hai bisogno
che io sia fuoco
come sono
indulgenza e verità
come sei
distanza di terra
dimenticanza d’acqua
e aria
che non ti lasci prendere
togliendomi respiri.

È più notte


È più notte
appena ti penso
e i miei pensieri
sono chiari
di silenzio e di ieri
più accesi
quando spengo
quasi la luce
di ogni cielo
e non sei stella
e tu non vieni
se io arrivo
a germogliare
le mie armi
ai tuoi piedi
deposte indifese
a non capire il buio
che non ti accende.

23 aprile 2012

L’uomo perso (Un canto nella tempesta)

I castelli d’acqua della tempesta
li riconosci dalle rovine
quando ricadono i frangenti
che urlano in frantumi

i cancelli chiusi delle tue dita
li riconosci dalle lacrime
quando evaporano come niente
e neanche cadono sul tuo seno

i vestiti smessi della sera
li ha riposti dove capitano
quando riposano in petali
che ricordano che sei spogliata

i lasciti tesi dei muscoli
li senti vividi e stanchi
quando cedi ai sogni caldi
che scendono bianchi di cera

in catene di sale le brezze
legate dal mare in dune
ti somigliano pallide e nude
e risalgono paurose in correnti

i fondali scuri delle tue vite
si aprono a ferite di cielo
quando alle tempeste
sopravvive una barca di carta

i segni persi delle matite
riemergono impossibili a dire
dov’erano affiorate le schegge
e nessuna certezza di ritrovarti

i legni di una porta e le assi
di una nave che viaggia
attenuano appena l’uomo folle
perché perduto o perché egli ama.

ESITAZIONE

Non tardare ancora
all’estremità delle mie dita
sfioro il vuoto
e plasmo il niente
con le mani a grucce
come fanno i ciechi
dei loro ricordi
che sanno dove fermare
l’esitazione della mano
e io so che sei
solo poco più avanti
da dove potresti essere
e per questo mi riguardi
che le punte delle impronte
sgocciolano inchiostri invisibili.

22 aprile 2012

CIRCOSTANZE

Capire perché non riesco
a consumare con gli occhi
ma gli occhi sì a perdersi
nella ricerca di trovare te.

Sono circostanze di vita
e domande di perché
la voce corteggia l’anima
e il corpo ne è sensibilità.

Negli accenti mi parli
e parlo senza quantità
che è inutile far soffrire
a poco a poco se è sempre.

VOLERTI

Volevo vederti
nel tempo
come salivano
i lampi brevi
di confusione
alla fine dei versi
e le dimensioni
dello spazio
che conosco di te
nel sapore lieve
che ti accompagna
tu a muovere l’aria 
tu a nascere vento
perché nuvola
sei nello sguardo
scura di terra
e lucida di pioggia
mentre in te
crescono raggi
che impediscono
di leggere dove
sei impossibile
e non ti fai toccare.

FRONTIERA

Ora sei tu per me
un mistero
perché non so
se le mie labbra
sui tuoi occhi
potrebbero sentire
battiti dei tuoi ricordi

nei pensieri chiusi
oltre il velo di silenzio
che non fai vedere
nell’ascolto di te
una luce inconsapevole
mi getta parole
e diventi una frontiera

ora sei sul confine
tra i deserti di ieri
che ti disponevano
all’assenza
ora sei tu un lembo
di fremiti dove
trattieni e respingi

tutto ci allontana
tanto più ci avvicina
lo stesso specchio
magnetico che dice
che questa follia
può precedere l’amore
o calpestarlo di tagli

le linee telefoniche
dividono i sensi
le stesse chiamate
chiuse che chiedono
se siamo avanzati
su una strada che porta
allo scontro di labbra

20 aprile 2012

Per finire

Forse si scrive 
per finire le parole,
per trovare il silenzio.

Solo il cuore 
rimane inquieto.

18 aprile 2012

Guerra

In te mi riposo da guerra
che mi fa veleno dentro
denso quando sei lontana
e rinvengo al giorno
dopo averti nel sonno
e non ti trovo al risveglio
ma tu continui ad essere
e sei desiderio irreale
non solo nelle parole
che siamo sovrapposti
quando sorridi e io sorrido.

17 aprile 2012

Le foglie

Le foglie come sorelle
che il vento raccoglie
al ramo delle loro vite
si stanno vicine
legate come farfalle

Le foglie come le figlie
che per stare unite
insieme sono nate
che la mano si tengono
che insieme si scuotono

Le foglie sono nell’aria
parlando tra loro
la stessa lingua
al vento raccontano come
sono sorelle le foglie

16 aprile 2012

E tu

Un’isola il cuore
Un lago il sangue
Un cielo il respiro

E tu, isola, lago, cielo
E tu, cuore, sangue, respiro
E tutto

15 aprile 2012

Avvertimi

Avvertimi quando saremo domani,
che i fiori fermi al sole
avranno visto la città, prima che le campane
svegliassero le chiese,
che i bambini prendessero il latte aprendo i loro sorrisi;
avvertimi domani quando saremo lontani,
perché il nostro tempo non è ancora un giorno
e io sono ancora senza l’abbraccio delle tue radici.

Estranei (con la paura)

Non credermi
se dovessi sentirmi dire
il desiderio
di conoscere il tuo corpo
la stretta
la presa che apre
le braccia in vincoli
le bocche
che non sono vere
perché sono su di te
come un vetro
con la paura
se dovessi parlare
di rompere in grani
molteplici e riflessi
lettere di parole
ognuna un sì e un ancora
con la paura
se dovessi vederti dire
che invece sono dei no
allora non avrei
che abbracci di nulla
e l’abbandono
un quadro ricomposto
di pezzi combacianti
come degli estranei
e per me solo cose
di te che non sei per me.

Non

Non so di altri
diversi rimpianti,
solo quelli soli
dei non amori.

La tua immagine

La tua immagine
quando chiudo gli occhi
non scompare
diventa occhi aperti
dentro di me.

Passi

Sono i miei passi di esodo
seguono il congedo da una casa
sono sopraffatto dall’assenza
dei desideri e le scarpe cerco
che si nascondono sotto i letti
dove al buio sono tutte uguali.

14 aprile 2012

Stilla

Sei la mia
risposta di sangue
una goccia
una sola ti basta

L’ho vista
fuggirti dal viso
in linfa
di luce rossa

Nell’attesa
di te mi resta
una stilla
una sola mi basta

Sabbia

Diserti questa voce
cadono dalle mani
disegni di sabbia
che vento confonde.

12 aprile 2012

Non siamo

Massimo, Io con il gatto sulla testa (2012)


Non siamo
che domande

quello
che vuoi

questo
è importante.

Della vita

Quello che sei
Sono i tuoi occhi
Che sembrano sempre
Avere appena pianto

Quel rossore
Intorno alle dita
Lo stesso dei confini
Che ricordano

Quello sguardo
Che ancora è
Sulla schiena
Di qualcuno

Quelle mani
Che non sono più
Per nessuno
E non si riposano

Angeli Nuovi

P. Klee, Angelus Novus (1920)
 
Massimo D.L. (2012)

«C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è cosi forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta».
W. Benjamin, Angelus novus, Einaudi, Torino 1962, pp. 76-77.


Qualcosa devono sapere i bambini che noi non sappiamo.
Dove s’annida l’anima, forse alla sporgenza delle labbra,
quella che fa sorridere, così che la bocca e una porta sono aperture.
E chissà quante altre pagine somigliano a queste due,
dove una non sa dell’altra, ma è come se la conoscesse,
senza sapere che esista, senza averla mai vista.
Qualcosa devono vedere i bambini che noi non vediamo. (r.)

9 aprile 2012

Caos e conflitti

Caos e conflitti, nei confronti
delle certezze, che sono sfuggite
incolpevoli alle tragiche madri
delle nostre idee migliori;

e quali opere sono superstiti,
infrante al pericolo di cadute?
blasfeme come un legno, curve
nelle tracce delle vene espanse?

in circuiti virali di sangue
nascoste in sudori trasparenti,
fluttuano lingue senza radice
rosse e cariche di percussioni.

Strange

Lo strano destino delle parole, essere somiglianti, eppure così diverse l’una dall’altra, condividere un giudizio e una definizione, eppure avere distanze di significato che appartengono a dimensioni che di necessità le separano, in distinzioni che non possono appartenersi.
Il caso che accomuna la desinenza sonora di reale, ideale e virtuale – proprio nel rispetto di questa sequenza storica e primordiale – è peso e misura del disagio dell’individuo, ma dichiarata rivelazione dell’imbarazzo provato nel non sapere più quale sia il mondo nel quale si è destinati a vivere quello che per convenzione conosciamo come tempo.
Queste tre dimensioni, corni di una figura geometrica rigida e quindi inspiegabile, sono aspetti angolari che puntano per allontanarsi, ma non possono più scindersi se non come espressione di una patologia dell’esistenza, un luogo unico e altro di isolamento temporaneo, inevitabilmente temporaneo, almeno quanto la durata che ad ognuno spetta come vita.
E mentre è tutto questo, l’unica domanda che vale è “che cos’è amore”, se lo troviamo, se lo perdiamo, se davvero è per noi.
Ancora la poesia; se questo è lo strumento che fuoriesce da un processo di forgia, uno strumento di parola, unità che è reale, ideale e virtuale, che non è somma di parti ma cosa trasformata, del tutto nuova.
Questo veicolo trasporta “tutto di noi stessi” verso gli altri, non solo nel presente; (ma) venendo da lontano saremmo perduti se sapessimo anche una sola cosa di quello che potrebbe accaderci domani, soprattutto dell’amore.

E cuore somiglia

E cuore somiglia
a come segue e ferma
e come non conosce
che sangue è colore
e che ne sono la corsa
le prospettive di vene.

Mi visiti

Mi visiti come narrazione
che a me non parla più
quando ho visto l’aria
che si muoveva con te
ho sentito dov’era rimasto
di te l’ascolto d’un sorriso.

Interpreti

Che le ombre anche nostre
si sono sovrapposte
senza che potessimo dire
che eravamo d’accordo col sole
e non ce ne siamo accorti
quando i nostri passi
salivano sulla terra sulle pietre
e non abbiamo scostato
il mare dagli occhi
che anche quello era troppo
avere davanti per scorgere
distante cosa accadeva
e di cosa eravamo interpreti.

Lascia la mia mano

Lascia la mia mano
sul tuo viso
che senta i lineamenti
il disegno dei doppi
sensi degli occhi
il tuo respiro che riscalda
il palmo e il punto
nella linea della mia vita
che si è fermata
dove ti ho incontrato.

Il viaggio

Ti accorgerai
del sottile fumo
d’asfalto dietro
e sotto i piedi

Ti ricorderai
della strada
e le gambe ieri
meno stanche

Che le persone
sono il viaggio
e che i luoghi
non partono mai

3 aprile 2012

Primi

Dire basta e fermarsi,
per primi,
prima che altri dicano
basta; essere primi,
fermandosi prima.