I castelli d’acqua della tempesta
li riconosci dalle rovine
quando ricadono i frangenti
che urlano in frantumi
i cancelli chiusi delle tue dita
li riconosci dalle lacrime
quando evaporano come niente
e neanche cadono sul tuo seno
i vestiti smessi della sera
li ha riposti dove capitano
quando riposano in petali
che ricordano che sei spogliata
i lasciti tesi dei muscoli
li senti vividi e stanchi
quando cedi ai sogni caldi
che scendono bianchi di cera
in catene di sale le brezze
legate dal mare in dune
ti somigliano pallide e nude
e risalgono paurose in correnti
i fondali scuri delle tue vite
si aprono a ferite di cielo
quando alle tempeste
sopravvive una barca di carta
i segni persi delle matite
riemergono impossibili a dire
dov’erano affiorate le schegge
e nessuna certezza di ritrovarti
i legni di una porta e le assi
di una nave che viaggia
attenuano appena l’uomo folle
perché perduto o perché egli ama.