«…le reste suit de lui-même»
Scrive Simone Weil ne L’ombra
e la grazia (1947) che:
L’attenzione, al suo grado più
elevato, è la medesima cosa della preghiera. Suppone la fede e l’amore. […]
L’attenzione è legata al desiderio. Non alla volontà ma al desiderio. O, più
esattamente, al consenso. […] Il poeta produce il bello con l’attenzione
fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che
quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me – questo basta, il
resto vien da sé.
Non ho potuto fare a meno di ritornare a queste parole,
trovandomi stretto nei miei pensieri da parole come combinazione, casualità, virtù, quasi ci fossero disegni non
interpretabili che non ci appartengono nelle cause ma solo negli effetti.
Io non credo negli strumenti ma alle persone. Così
incontrarsi è già un segno di attenzione che suscita una inaspettata sorpresa.
Le parole di Simone Weil, quando la parola informatica
e internet erano demoni non ancora
concepibili, contenevano già la profezia di uno “schermo”:
Amare con la parte dell’anima che
è situata dall’altra parte dello schermo perché la parte dell’anima che è
percettibile alla coscienza non può amare il nulla.
Le profezie, nell’incertezza dei loro tempi ultimi, sono
affermazioni imperative che reclamano come un grido “Nothing Else Matters”. Così Pasolini ne Il pianto della scavatrice non può che dire tutto con poco:
Solo l’amare,
solo il conoscere
conta, non l’aver
amato,
non l’aver
conosciuto. Dà angoscia
il vivere di
un consumato
amore. L’anima
non cresce più.
Così le parole seguono il loro
destino, senza sapere se gli uomini e le donne li precedono o li seguiranno, se
le distanze servono a separare o a unire. Domani non potrà che diventare un
oggi, una strada sulla quale amare, conoscere, vivere il presente con
l’attenzione di ciò che non era ieri ma potrebbe essere oggi e crescere sempre.
"l'attenzione" rappresenta ( per me) una delle cose più belle che tu abbia scritto...
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