If XXVI, 114-116

“a questa tanto picciola vigilia d’i nostri sensi ch’è del rimanente, non vogliate negar l’esperienza” (If XXVI, 114-116)

28 dicembre 2011

Punti

Ti parlerò a lungo, allora forse ti parlerò per sempre,
anche quando resteranno solo le parole scritte
a dire e ripetere le cose mie e tue;

di te e di me e di come le cose, che sono solo nostre,
hanno una loro storia e una loro vita;

di come veniamo da lontano per come siamo ora;

non dipendiamo da nessuno, e lo sappiamo che il passato
non ci ha scalfite le guance, pur infuriando
all’impazzata con i suoi oltraggi;

sedizioso un amore, che solleva i sentimenti e poi
li schiaccia sotto il tallone della negazione;

noi siamo illusi senza provare delusione;

è più forte quello che resta di quello che è stato, breve
è solo il presente che non può dare risposte,
alle domande non resta che chiedere;

perché io chiederò a lungo alle parole di durare,
più di me e di te o delle nostre cose;

e quello che è, è perché non ha un nome.

1 commento:

  1. Questa poesia è splendida,credini,mi ha toccato corde molto intime...grazie di avercele donate e di non averle trattenute nelle pieghe dei tuoi sentimenti...Paola Elfoleggero

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